Sei in: Home Page > Folklore > Proverbi
Proverbi e scioglilingua umbri
La storia e le tradizioni umbre spesso vengono riportate tramite detti e proverbi, che, espressi nei vari dialetti dell'Umbria hanno un fascino assoluto.
Nel linguaggio comune umbro fa spesso capolino un lessico legato alla tradizione gastronomica, sintomo di un forte legame fra cibo e cultura.
Vi invitiamo a leggerne alcuni:
Quando pozzo m’appallozzo, spesso pozzo;
Quando posso ozieggio, spesso posso
Chi c’ha la comodità e nun se ne serve, neanche lu confessore l’assorve;
Chi ha le comodità e non le sfrutta neppure il prete l’assolve da questo peccato
M bèbe guèrna quìndec fiiuòiie, quìndec fiiuòiie n guèrneno m bèbo;
Un padre accudisce 15 figli ma 15 figli non si prendono cura di un padre
N acqua tra lùii e agosto è la fonte d l òii e del mosto;
La pioggia tra luglio e agosto è fonte per olio e mosto
Ha dì-Ggig’n ch’è da gì giù quannè gì-ggiù lue;
Ha detto Gigi di scendere quando è sceso lui
A Ell’ra èn ditt d’andàe e a Ell’ra èn d’andàe;
A Ellera abbiamo detto di andare e ad Ellera andremo
Cò lu callu se nasce, cò lu friddu se more;
Con il caldo si nasce e con il freddo si muore
Il pane del padrone c’ha sette croste, la più dura è la mollica;
Sta a significare che i padroni hanno certi privilegi e il pane che mangiano è talmente morbido che la più dura delle sue croste è come la mollica
Chi rubba c’ha la robba, chi lavora c’ha la gobba;
Chi ruba ha la roba (ricchezza), chi lavora ha la gobba (per stare piegato sui campi a lavorare)
N t’è capità-mmai d’alzàtt’senza n’zòld quan z’alza ‘l zole?;
Non ti capita mai di alzarti senza un soldo quando si alza il sole?
Chi cci-àli quadrini mòre cco lu collu tòrtu;
Chi ha i soldi muore con il collo torto (ovvero i ricchi muoiono strozzati)
Chi cci-à la mòjje bèlla sempre canta, chi cci-à pòchi quatrini sempre cònta;
Chi ha la moglie bella canta, chi ha poco denaro conta.
Non se caca sotto la neve che non se scopra;
Non si può fare niente di illecito all’evidenza di tutti che non venga scoperto
Epa, poglie, cece, fonno più ‘ton anno che ‘ton diece;
Api, polli e ceci fanno più in un anno che in dieci
Il proverbio significa che la produzione non è uguale tutti gli anni
Se vò accontentà i budelli, ‘to lo spito hè’da cucinà gli ucelli;
Se vuoi accontentare lo stomaco è d'uopo cucinare gli uccelletti allo spiedo
Co' 'n occhio impana con quell'altro frigge;
Con un occhio impana con l'altro frigge.
Vuol dire che una persona è strabica.
Artornà' ntoll'ovo;
Tornare nell'uovo. Tornare bambino
Gallina che non ruspa ha ruspato;
La gallina che non becca ha beccato
L'avena svena;
L'avena "svena".
E' una cultura che sfrutta troppo il terreno che così perde in fertilità. Le altre culture di conseguenza ne sono danneggiate.
Anno fungaru, annu tribulatu;
Anno ricco di funghi, anno "tribolato".
Significa che la bella stagione è fresca e ci sono molte pioggie.
Maggiu asciuttu, pan per tuttu;
Maggio asciutto, pane dappertutto
L'acqua de febbraru arrempe lu granaru;
L'acqua di febbraio riempie il granaio
La minestra è la salute de l'omu;
La minestra è la salute dell'uomo. Si mangiava spesso
Chi è lento pe' magnà, è lento pe' faticà;
Chi è lento nel mangiare, è lento per faticare (nel lavoro).
In campagna lo si diceva più che altro ironicamente. Quando nei tempi passati, il mangiare non era abbondante sulla tavola chi si attardava a mangiare era visto con sospetto
Mulinari e furnari 'nse moru' mai de fame;
Mugnai e fornai non sono mai morti di fame: il mugnaio metteva da parte la farina anche di quelli che venivano a macinare da lui. Il fornaio aveva il pane
Priestu a taola e tardi in guerra;
Presto a tavola e tardi in guerra
Consijo de volpe stirbizione de galline;
Consiglio di volpi strage di galline
Mejo 'n'ovu oggji che 'na pulla dimane;
Meglio un uovo oggi che una gallina domani
La bona cantina fa bon vinu;
La buona cantina, fa il buon vino
L'urdimu guccittu è quillu che fa male;
L'ultimo goccio è quello che fa male. Naturalmente si parla di vino
|